
Venerdì 11 marzo 2005 è uscito, in contemporanea mondiale, "Hotel" l'ultimo lavoro discografico di Moby.
Tre anni sono passati da "18", il lavoro precedente, ma, anche se ascoltare questo folletto newyorkese è sempre un piacere, al terzo lavoro emerge una certa tendenza a generare album tutti un po' troppo simili uno all'altro.
Ed in parte è questo sentimento che accompagna un gran bell'album scritto, prodotto, arrangiato e registrato da Moby.

Se con "Play" aveva creato un mondo tutto suo fatto di suoni semplici e campionamenti eleganti, ora in questo mondo Moby sembra starci fin troppo bene, tanto da dare l'idea di non desiderare di innovare in maniera significativa.
Anche quest'album, come i precedenti, presenta una prima parte più orecchiabile dove oltre all'immancabile pezzo da classifica, la bellissima "Lift me up" troviamo almeno un paio di altri ottimi futuri singoli, in particolare "Spiders".
La seconda parte è più tranquilla,quasi intimista. Il risultato è un album molto piacevole, lo consigliamo sicuramente tra quelli da acquistare in questo periodo, la cui unica pecca è forse di non riservare sorprese eclatanti all'ascoltatore.

Una novità è un'evidente strizzatina d'occhio ad una certa musica europea: il William Orbit di "Pieces in a modern style", ma anche Lamb, Depeche Mode e, nell'intro, i Lemon Jelly del primo album. Questa vicinanza e questo gusto trovano poi naturale espressione in una dolcissima versione di "Temptation", cover dei New Order.
Quindi un ottimo prodotto in sostanza questo di Moby, anche se colpisce la sensazione di trovarsi in uno strano tunnel spazio temporale che sembra qusi riportarci al giorno in cui comprammo "Play", lo ascoltammo e ci dicemmo tutti "Quanto è bravo questo Moby.. chissà cosa ci potrà riservare in futuro".
L'album esce in doppia versione: interessante la "Special Edition" con il secondo CD "Ambient".